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RACCONTI DI PESCA

    Iniziamo in questa sezione,aperta agli amici ed ai simpatizzanti, la pubblicazione delle avventure di pesca che ci coinvolgono e che vorremmo condividere, seppure idealmente, con i visitatori del sito. Inviateci i vostri materiali.

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    …VIVO DI NOVEMBRE…                              di Davide Giannitelli

    E’ notte, chiuso il portabagagli della mia auto, il silenzio mi avvolge…solo alcuni sguardi  di intesa con i miei compagni di pesca mi dicono che ci siamo: l’avventura ha inizio. La luna scompare repentinamente e si eclissa per tutta la notte dietro ad una coltre infinita di nuvole minacciose. Il cielo  plumbeo, il teso libeccio il fragore delle grandi e maestose onde che con un spensierata violenza si infrangono sulle rocce. Questo è il preludio di una pescata in novembre.

    Definire pescata quello che sto per descrivervi è banale e riduttivo, per me e quelle persone con cui condivido la mia più grande passione e che sentono la natura dentro il tutto diventa fervore e vitalità, un misto di istinti atavici insiti nel nostro inconscio più profondo: la caccia, la sopravvivenza, la sfida contro la natura, la curiosità che da sempre ci spinge all’esplorazione.

    Storia
    Ero poco più di un bambino quando ho sentito parlare per la prima volta di questa tecnica di  pesca, più che sentire vedevo mio fratello maggiore rientrare a casa con pesci enormi: serra, lampughe ed in particolare delle maestose lecce amia. L’ esperienza di mio fratello e la mia passione per l’etologia, attraverso l’osservazione delle dinamiche comportamentali dei predatori, mi hanno spinto sempre più a studiare, sviluppare una tecnica ah hoc per questo tipo di pesca che, ancora oggi, nonostante il prelievo smodato dei pescatori professionisti con strascicanti, fa vivere forti ed intense emozioni.


    Spots

    Come sempre il luogo prescelto per la battuta di pesca deve avere delle caratteristiche specifiche: la posizione geografica in base ai venti predominanti, zone spazzate da forti correnti e che rispecchino i canoni di uno spot tipico da predatori (punte, piccole falesie, esterni dei porti, foci ed anche arenili). Nel nostro caso, per spirito avventuriero, si prediligono le punte che si estendono particolarmente in mare dalla costa e le piccole falesie.

    Studio delle condizioni meteo-marine

    Per chi pratica il nostro sport ad un certo livello e con una certa dedizione, la preparazione dell’uscita avviene con giorni di anticipo. Essendo i predatori, come anche altri pesci, particolarmente sensibili alle variazioni meteo-climatiche, è fondamentale uno studio approfondito dei fenomeni metereologici previsti per la giornata interessata. Quest’ultima è dettata proprio dall’evoluzione dei fenomeni stessi. Da prediligere, indubbiamente, sono gli sbalzi barometrici che ci indicano l’avvicendarsi delle perturbazioni. Questo approccio è tipico di un surfista che attende con ansia “l’onda perfetta”.

    Abbigliamento

    l’abbigliamento sarà adeguato allo spot prescelto e ovviamente alle condizioni meteo-climatiche. Fondamentale, vista l’impervietà delle rocce erose dal nostro amato mare, è la scelta di uno scarpone da trekking di buon livello con suole anti-intrusione e dotate di un buon carrarmato per garantirci un’ottima presa e ci evitino di incappare in situazioni spiacevoli. Gli stessi devono essere confezionati in materiale idrorepellente. Un pantalone imbottito ed anti strappo  ci aiuterà contro i venti freddi, una buona maglietta termica per mantenere costante la temperatura corporea, un caldo pile ed una giacca anch’essa di materiale idrorepellente. Nello zaino, porteremo un cambio, un telo impermeabile per un eventuale riparo provvisorio, quindi cordini in abbondanza, il necessario per un primo soccorso, un coltello Multi-Tool e anche un salvagente che indosserà il prescelto per la raffiata finale: la sicurezza prima di tutto!!!

    Attrezzatura
    Per questo tipo di pesca, personalmente utilizzo canne da surf  potenti (ricordiamoci che abbiamo a che fare con pesci molto forti), una 170 gr sarà ottima. Indubbiamente migliori sono le canne telescopiche, perché più comode per il trasporto , il quale spesso è lungo e faticoso per raggiungere gli spot migliori; ricordiamoci inoltre che non serve fare grandi lanci in questa pesca, dal momento che i grandi predatori, dopo una grande mareggiata, vengono nel sotto costa in cerca di cibo, quindi un pesce esca che sguazza a 15-20 mt dalla costa va più che bene. Il mulinello dovrà essere uno strumento solido ed affidabile, con una capienza che va da 8000 ai 10000, caricato con un monofilo (io utilizzo il nylon dato che permette di contrastare meglio il pesce negli ultimi metri) di  diametro non superiore allo 0,45. Per il finale ci regoleremo in base alla preda, in genere si parte da uno 0,38 per le lampughe, fino ad uno 0,60 per le lecce; chiaramente in caso di pesci serra (ed in molte zone ci sono quasi solo quelli) utilizzeremo uno spezzone di cavetto d’acciaio, io suggerisco un 20 libbre che consentirà anche di tenere testa ai pesci più grossi, infatti cavetti di diametri più sottili, rischiano di abradere il nylon alla congiunzione. chiudiamo l’argomento attrezzatura con gli accessori  utilizzati in fase di pesca: in primis lo spike il cui peso sarà ovviamente stabilito in base alle condizioni e alla corrente, questo sarà collegato tramite un moschettone, allo shock leader che sarà fatto o con un buon nylon più doppio oppure, come sono solito fare, con un trecciato.
    Ultimi, ma non per importanza, sono gli ami: saranno robusti e mai troppo piccoli, con misure che oscillano tra il 2/0 e il 7/0 .

    Prede ed esche

    A seconda dei posti e della morfologia di questi, il pescatore è costretto ad adattare la propria tecnica in base alle prede che vorrà e potrà insidiare.
    Dove vivo e sono cresciuto (litorale laziale), le specie che la fanno da padrone sono due : il pesce serra, e la nobile leccia amia.
    Nel primo caso, ond’evitare inutili piercing al pesce, sarà indispensabile utilizzare un cavetto d’acciaio.
    Le esche per questo famelico predatore sono svariate e molteplici: micidiali aguglie e cefali, molto efficaci anche occhiate, saraghi, mormore e piccole anguille o gronchetti (insuperabili in foce).
    Riguardo il secondo predone, la leccia, il discorso è un po’ complesso; fondamentale è un finale in fluorocarbon e un amo di cui ci fidiamo cecamente; è spesso controproducente, inoltre, fare i filosofi con finali sottili e ami irrisori… siamo a lecce, non a spigole!!!
    Dalla scogliera, l’unica esca che garantisce risultati costanti  è l’aguglia, quando è il periodo e il momento buono, a volte, un’ aguglia è una leccia!!!
    Dalla spiaggia, molto efficaci sono i cefali di buona taglia, infatti spesso il nostro amato predatore segue i banchi di cefali che accostano a rimorchio delle mareggiate.
    Conclusioni

    Alcune raccomandazioni sono d’obbligo quando ci si vuole cimentare in questa affascinante e meravigliosa tecnica.
    Prima di tutto peschiamo per divertirci e sarebbe a dir poco sciocco correre rischi per la propria salute, in secundis raccomando di andare sempre in compagnia, i compagni di pesca sono indispensabili per risolvere tutti i problemi e le insidie che ogni pescata, ahimè, può nascondere.
    In conclusione, dal mio canto, pescando quasi ogni giorno della mia vita, abbracciando praticamente tutte le tecniche di pesca, sia in mare che in acque interne, sia da terra che dalla barca, posso affermare con certezza che le forti onde, il vento tra i capelli e una canna piegata fino al manico, causa leccia, rimane l’emozione più forte che questo sport unico e meraviglioso, riesce a regalarmi.

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